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Il viaggio comincia dalle parole: tradurre un luogo

Il viaggio, per me, non inizia mai in aeroporto o in una stazione quando cerco il binario del treno su cui salire. Inizia quando, con settimane o mesi di anticipo, apro una nuova scheda del browser e comincio a cercare; oppure quando sento il bisogno di toccare con mano le guide cartacee. Anche se oggi esiste un modo più veloce per organizzare una partenza, sfogliare una guida ha ancora qualcosa di speciale: trovare informazioni che, in un'epoca in cui tutto sembra scorrere sempre più velocemente, sembrano superflue. Non c'è ancora uno zaino da riempire, né una carta d'imbarco, né vestiti da scegliere e piegare, né libri da leggere. Eppure, è proprio in quel momento che il viaggio prende forma. Leggo descrizioni di hotel, i menù dei ristoranti, provo a creare un mio itinerario, apro mappe, salvo indirizzi e posti da visitare assolutamente. Insomma, prima ancora di visitare un luogo, lo leggo e, senza accorgermene, inizio già a immaginare il mio viaggio. Ma c'è un'al...

Scrittura gastronomica o food copywriting: qual è la differenza?

Quando un progetto legato al territorio ha bisogno di raccontarsi, chi può aiutare a trasformare un prodotto, un luogo o una storia in un racconto? Nel mondo del cibo esistono diversi professionisti che lavorano con il linguaggio: copywriter, giornalisti, autori e scrittori gastronomici. Le competenze possono essere simili, ma gli obiettivi non sono sempre gli stessi. La scrittura gastronomica nasce da un’esigenza specifica: raccontare il cibo attraverso il contesto in cui prende forma. Non solo il prodotto finale ma anche il territorio, le persone, le tradizioni e i saperi che lo accompagnano. Che cos’è la scrittura gastronomica La scrittura gastronomica non consiste semplicemente nel descrivere un piatto o un prodotto in modo accattivante. Raccontare il cibo significa andare oltre l’elenco degli ingredienti o delle proprietà organolettiche. Ogni prodotto porta con sé una storia come il luogo di origine, il metodo di lavorazione, una tradizione, una comunità di persone. Dietro ogni al...

Perché ci si sposa lontano da casa?

Una riflessione su ospitalità, culture diverse e sul ruolo delle parole nel rendere comprensibile un luogo a chi arriva da lontano. Recentemente mi  capita sempre più spesso di imbattermi in fotografie di matrimoni celebrati in masserie pugliesi: gli sposi e gli invitati arrivavano da paesi lontani, sullo sfondo gli ulivi secolari, tavolate all'aperto e quella luce dorata che, nelle fotografie della Puglia, sembra non mancare mai. Guardando quelle immagini, la prima cosa che ho sempre notato, è quanto siano belli i luoghi scelti per queste occasioni. Ma mi sono chiesta anche perché . Perché attraversare un oceano per sposarsi in un luogo che non appartiene alla propria storia familiare? Perché scegliere un paese in cui non si è cresciuti? Perché organizzare il tutto secondo le tradizioni del posto scelto per questa occasione importante? Wedding tourism: un nuovo turismo Negli ultimi anni si è parlato molto di wedding tourism, un'espressione che descrive una realtà semp...

Elogio alla semplicità: quando il menù parla troppo

In una recente intervista al Telegraph, Marco Pierre White, chef che non ha bisogno di presentazioni, ha detto: "W hen I open up menus now, I can smell the accountant's fingers. There's no romance." Provocazione? Forse, ma come spesso accade, la verità probabilmente sta nel mezzo. Oggi, quando andiamo al ristorante non conta solo cosa mangiamo, conta anche come quel piatto ci viene raccontato. E non c'è nulla di sbagliato in questo. A volte, però, il racconto prende un po' troppo spazio. Qual è il punto? Sarò onesta: quello che mi colpisce non è tanto l'immagine della cucina contemporanea, quanto il modo in cui viene raccontata. Apri un menù e spesso non trovi soltanto dei piatti, ma una successione di "essenza di...", "riduzione di...", "reinterpretazione di...". In alcuni contesti questo linguaggio ha perfettamente senso. Ci sono ristoranti che costruiscono un'esperienza attorno a una ricerca gastronomica precisa, e sar...

Tradurre le ricette: perché la traduzione gastronomica non è mai “facile e veloce”

Tradurre una ricetta, a prima vista, sembra una cosa semplice: ingredienti, dosi, procedimento.  Poi inizi davvero… e capisci che non è così semplice. Ci sono le unità di misura che non coincidono, ingredienti che non esistono (o esistono, ma non sono proprio uguali), tecniche di cottura che cambiano da una cucina all’altra... E se aggiungi anche la traduzione automatica… il rischio di perdersi è garantito. Da dove si parte davvero C’è una cosa che ripeto sempre: non esistono testi “facili e veloci” da tradurre. Quando ricevo una richiesta per un progetto, che sia in ambito food, turismo o più tecnico, il primo passo è sempre lo stesso: leggere il testo. (Senza il testo completo o almeno un estratto, non accetto l'incarico.) Durante questa prima lettura, prendo appunti: parole che potrebbero creare problemi termini tecnici ingredienti poco familiari cose da verificare in modo più approfondito È una fase fondamentale: è qui che il lavoro inizia davvero. Tradurre una ricetta signific...

La transcreation nel turismo

Tradurre per il turismo non è solo una questione di parole, è un lavoro di interpretazione tra lingue, abitudini e aspettative. Ed è proprio in questa linea sottile che si crea la differenza tra un testo corretto… e uno che funziona davvero. Perché tradurre non basta nel turismo La traduzione nel turismo non è mai neutra: ogni contenuto è pensato per qualcuno che deve capire, scegliere e orientarsi. L’Italia è una delle mete più richieste al mondo soprattutto per cibo, paesaggi e stile di vita. Ma ciò che per noi può essere immediato e "normale", per chi arriva da fuori spesso non lo è. Alcuni esempi: nomi di piatti ingredienti locali abitudini culturali modi di dire Una traduzione letterale, in questi casi, è poco utile e rischiosa. Da qui nasce la necessità di distinguere tra traduzione e transcreation. Differenza tra traduzione e transcreation Traduzione e transcreation hanno lo stesso punto di partenza ovvero, trasferire un messaggio da una lingua a un’altra senza modific...

Non basta conoscere le lingue: come scegliere un traduttore per food e turismo

Scegliere un traduttore per il settore food e turismo non significa solo trovare qualcuno che conosca le lingue, ma affidarsi a un professionista in grado di trasmettere cultura, territorio e identità.  Cosa valutare per scegliere il traduttore giusto ed evitare errori? Realtà e immaginario a confronto Il traduttore è, nell’immaginario di molti, una persona solitaria che lavora incollata a uno schermo, che sussurra ai dizionari e che si alimenta principalmente di caffè o tè. Sì, è un lavoro solitario. Alcuni hanno scelto questa professione proprio perché desiderano lavorare in autonomia, in un ambiente tranquillo e immersi nel silenzio. Sarà capitato almeno una volta che, alla domanda «Che lavoro fai?» e alla risposta «Sono un traduttore», sulla faccia dell’altro sia apparsa un’espressione tra il confuso e il perplesso.  Poi arriva la domanda: «Ma cosa fai, in pratica?», seguita da: «È un lavoro vero?». Al di là dell’immaginario, scegliere un traduttore per un progetto è una d...