Settembre, mese di mezzo
Settembre è quel mese a cavallo tra due stagioni: l’estate e l’autunno.
Le giornate sono ancora estive al mattino e autunnali la sera. Anche la luce e i ritmi iniziano a cambiare: le giornate si accorciano, i colori delle foglie passano lentamente dal verde al giallo e all’arancione e torna anche la voglia di rimettersi ai fornelli.
Anche il cibo cambia: si passa dall’anguria, simbolo dell’estate, all’uva, sinonimo di autunno. E poi zucche, porri, zucchine, castagne, funghi, topinambur.
Settembre è anche il mese in cui il peperone torna protagonista e, secondo me, in Piemonte la linea invisibile che separa le due stagioni passa proprio da Carmagnola e dalla sua Fiera del Peperone.
L’autunno in tavola
Peperoni, zucca, porri, topinambur, castagne, funghi.
Case che tornano a profumare di torte alle mele e cannella, temperature che scendono, energie che tornano. Divano, copertina, bevanda calda, libro e gatto o cane che ti tiene compagnia mentre fuori inizia a far buio.
Questo, per me, (ri)sveglia l’autunno.
Da sempre amante dell’autunno e dell’inverno, quando si parla del cibo di queste due stagioni cresce anche la voglia di “doi povron bagnà ‘nt l’euli”.
C’è da fare una piccola precisazione, però: con il peperone, almeno nella mia esperienza, non sembrano esistere vie di mezzo. Fa parte di quello che io chiamo “il club dei cibi detestati”, insieme ad aglio, cipolla, cavolfiore e broccoli. La lista potrebbe continuare, ma in dieci anni nella ristorazione questi sono alcuni dei cibi che più spesso ho visto finire nella top five delle finte intolleranze o allergie alimentari.
Il gusto dei luoghi
Ho una confessione da fare: prima di trasferirmi in Piemonte, non mangiavo il peperone. E sì, rientrava nel club dei cibi detestati, senza una giusta causa.
Cosa è cambiato? La risposta è… bagna cauda. Ma anche pollo e peperoni, peperone al forno, oppure spaghetti con crema di peperone, crumble di acciughe e scaglie di ricotta.
Non so se sia stato il peperone a cambiare o se sia cambiato il mio modo di guardarlo. Probabilmente, un po’ entrambe le cose.
Forse è anche per questo che oggi associo il peperone a settembre. O forse perché qui, in Piemonte, per me è diventato uno di quei segnali che l’estate non durerà ancora per molto. La Fiera del Peperone di Carmagnola arriva proprio quando l’estate non ha ancora deciso di andarsene del tutto, ma l’autunno comincia già a farsi sentire.
È un po’ come se il calendario dicesse una cosa e la cucina un’altra.
E forse è proprio la cucina a raccontare meglio questo passaggio: prima ci sono ancora i pomodori, l’anguria e quei pranzi che possono tranquillamente essere un gelato al volo. Poi, quasi senza accorgercene, arrivano sui banchi del mercato zucche, porri, funghi, castagne...
Il cambio di stagione, almeno in cucina, è fatto di piccoli segnali. Quando inizi a vivere in un posto, alcuni cibi smettono di essere semplicemente cibi e cominciano ad avere un contesto. È curioso come il territorio riesca a entrare nelle nostre abitudini quasi senza chiedere il permesso. È questo che mi piace della stagionalità: non è solo frutta e verdura che arrivano e poi se ne vanno, ma è anche un modo per accorgersi del tempo che non aspetta.
Ci sono momenti dell’anno che riconosciamo da quello che compare sul tavolo prima ancora di guardare fuori dalla finestra. E settembre, per me, è proprio così: è ancora estate, ma è anche autunno. In mezzo ci sono i peperoni di Carmagnola, le prime zucche che crescono negli orti e quella voglia di mettersi ai fornelli.
Arriverà ottobre, ma per ora possiamo ancora stare lì, in mezzo.
Magari con doi povron bagnà ‘nt l’euli.
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